Archivio blog
venerdì 4 settembre 2009
Un nuovo progetto...
giovedì 3 settembre 2009
Grazie...
A tutte le persone incontrate.
Alle esperienze vissute.
Alla vita.
Ritorno
Eccomi di nuovo a casa, in Italia. Spaesata.
I viaggi aerei hanno questo effetto su di me… il corpo sente la mancanza di qualcosa che non è ancora arrivato. E capita che di quel qualcosa una parte non arrivi più.
Un po’ come con le cartoline.
Alcune arrivano mentre altre, spedite nello stesso momento, nella stessa buca delle lettere, con lo stesso tipo di francobollo prendono altre strade.
Me lo sono sempre chiesto… che fine faranno le cartoline mai arrivate? Giacciono sconsolate e polverose in qualche deposito? Si è aperto il loro sacco e sono volate via nel vento? Chissà dove sono… fra le mani di un bambino che non parla la loro lingua oppure una cicogna le ha prese al volo e le ha usate per rinforzare il proprio nido?
Che siano a casa di un impiegato postale che colleziona le vedute più belle, o i francobolli più strani?
Magari non è un collezionista, è una persona molto sola, non ha amici, nessuno gli scrive mai, e allora si tiene quelle che hanno frasi che trasmettono amore e amicizia…
Lascio che queste cartoline disperse abbiano la loro vita…
Per le parti di me non ancora tornate è diverso… sarà attaccamento ma, a volte, sento che devo andare a cercarle… forse dipende se ne sento molto la mancanza, o dal luogo dove sono rimaste… e il Ladakh è uno di quei luoghi, almeno per me.
domenica 30 agosto 2009
Il Dalai Lama a scuola!
Humor sulle strade himalayane...
don't drive silly."
"I love you darling,
but not so fast."
"Don't be gama
in the land of lama."
"Speed thrills
but kills."
"If you don't slow down
you go down."
"Be Mr. late
than late Mr."
"Drive is risky
after whisky."
lunedì 24 agosto 2009
Strade
Attualmente il percorso per arrivare in Zankar è lungo ed accidentato... io ho impiegato quattro giorni, qualcuno ce la fa anche in due, su strade sterrate e sconnesse che spesso paiono più mulattiere che altro. Percorso che si fa solo d'estate, d'inverno lo Zanskar è praticamente isolato, a parte un trekking di una settimana sul fiume ghiacciato.
Chiedo a Sharif, l'autista di questo viaggio, cosa ne pensa delle nuove strade. Mi aspetto una risposta entusiasta, invece no. Dice che porterà confusione in Zanskar, Padum si ingrandirà e verranno meno turisti... come, dico io, meno turisti? Se sarà più facile arrivarci ne verranno di più...
No, mi risponde, i turisti in Zanskar vengono per camminare, se ci sono le strade niente più trekking appassionanti.
Penso che vorrei ritornare qui per fare un trekking, prima dell'arrivo delle strade e di un turismo differente...
Insegnamenti del Dalai Lama in Zanskar
L'ultimo giorno una novità... nei pentoloni è stato cotto il riso, i monaci ora lo rimestano con mani e bastoni a terra, su dei grandi teloni: stanno amalgamando al riso burro, albicocche secche e mandorle.
Ritorno fra la folla... sul palco ai piedi del Dalai Lama i lama più importanti e i cosiddetti "vip"... a terra, nelle immediate vicinanze, gli "sponsor", i monaci da una parte e le monache dall'altra, il settore per gli stranieri dove è possibile ascoltare la traduzione in inglese. Oltre, ovunque, la folla "normale", quella che più mi attira.
Intere famiglie... ci sono proprio tutti, dai piccolissimi allattati al seno o addormentati nella sacca sul dorso delle madri, agli anzianissimi, volti di cuoio inciso da mille rughe, il sorriso sdentato.
Ci sono ombrelli colorati per proteggersi dal sole e dalla polvere portata dal vento. Ci sono contenitori per il cibo e termos di the con cui ristorarsi.
Si alternano momenti di raccoglimento e preghiera ad altri più rilassati, di chiacchere e risate. E' tutto molto naturale, come se si stesse ascoltando qualcosa di già noto, magari reminescenze di vite passate...
Ovviamente, con questo mio girovagare, non ho seguito gli insegnamenti che in modo molto approssimativo... mi è arrivata, nel vento, questa frase: "Happiness comes from a good state of mind"... "La felicità proviene da un buon stato mentale"... facile, no? ;-)))
Fiori e colori
C'è dell'azzurro, del giallo.
Il bianco argentato di distese di stelle alpine dove pascolano yak e dzo (l'incrocio fra yak e mucca).
Fiori grandi, coltivati in ogni casa, in ogni monastero. Nei giardini, alternati, mischiati agli ortaggi. Ma basta anche un angolo in un muricciolo o una vecchia latta da usare come vaso e porre sul davanzale per creare un miracolo di colore in un mondo che altrimenti sarebbe solo sui toni minerali. Ho chiesto come fosse il Ladakh d'inverno. Mi hanno risposto: non c'è colore. Non c'è il verde di campi d'orzo e di grano, delle foglie di salici e pioppi. Non c'è l'arancio intenso delle albicocche mature, il rosso timido delle piccole mele, né l'arcobaleno dei fiori coltivati.
Arrivano allora in soccorso i colori brillanti ed intensi dei decori all'interno dei monasteri e delle case, quelli dei turchesi e dei coralli dei gioielli, degli abiti vinaccia ed arancio dei monaci, le bandierine di preghiera che alternano i cinque colori (giallo, rosso, verde, blu, bianco) che sventolano ovunque. Vibrazioni di pensieri positivi e di colore...
Zanskar
mercoledì 12 agosto 2009
Tibet Chidren Village
Fanno parte di un'associazione che sostiene una ventina di ragazzi della scuola, che mi invitano a visitare. La scuola si trova nel villaggio di Choglamsar, il villaggio dei rifugiati tibetani dove sorge anche la residenza del Dalai Lama, ad una decina di chilometri da Leh. La scuola occupa un'area molto estesa ed ospita, in modo residenziale, circa 1200 ragazzi, per lo più orfani di uno o entrambi i genitori, o figli di nomadi o di famiglie indigenti.
Sono rimasta molto colpita dall'organizzazione in piccoli nuclei. Circa venti bambini di età diverse vivono in una stessa casetta, i più grandi si occupano dei più piccoli, ma ognuno di loro ha un compito in modo da far funzionare la loro "famiglia", coordinata da una "mamma" che si occupa anche della preparazione del cibo per tutti. Le piccole stanze si affacciano su un salone centrale che dispone anche di un giardino d'inverno. Intorno un piccolo appezzamento di terreno di cui si occupano i bambini stessi. Minuscole oasi di verde nel deserto in cui far crescere fiori e verdure e giocare all'ombra di piccoli alberi.
La sera sono loro ospite in un ristorante di Leh: le signore hanno invitato i bambini dell'associazione a cena.. un'occasione per uscire dalla scuola!
I bambini aspettano che tutti siano serviti, poi alzano i piatti e cantano una canzone molto dolce.
Al termine della cena sistemano piatti e posate in modo che i camerieri siano facilitati nel loro compiti.
Una bella serata... la mattina il gruppo era partito per Delhi e anch'io mi sentivo un po' orfana...
Partenza per un'alta India..
Qui a Leh la loro mancanza...
Oracolo...
Nel pomeriggio del nove agosto una full immersion nella cultura popolare ladakha.
Lamaji, la nostra guida, ci conduce fra le stradine di Leh, entriamo nel cortile di una casa, ci invitano ad entrare in una stanzetta spoglia, a parte un altarino.
Entrano una signora un po' grossa e la sua aiutante.
Due casalinghe ladakhe, niente di più lontano dall'aurea di mistero che ci si immaginerebbe.
Preparano l'altarino: ciotole di riso, farina d'orzo, acqua, burro. Viene accesa una lampada.
La signora grossa inizia a mettersi i paramenti, aiutata dall'altra donna.
Esce. Rientra con un balzo, lanciando dei versi.
Inginocchiata davanti all'altarino incomincia a recitare mantra con una voce in falsetto... in una mano il tamburello sciamanico, nell'altra la campana e il dorje.
Si esprime in un ladakho misto ad un dialetto tibetano, ci dirà poi Lamaji.
E' "posseduta" dalla divinità.
E' ora il momento di rivolgerle delle domande. Lo facciamo tutti, uno per volta. Ci vengono messe delle khata sulle spalle. Sembra che le domande più adatte a ricevere una risposta soddisfacente siano quelle piu "pratiche" su cosa fare o non fare nel futuro.
Il momento più forte è quello della "guarigione": la sciamana succhia la malattia dalla pancia di una donna, sputando in un secchiello una copiosa saliva.
Il rito termina. La donna ritorna ad essere la placida casalinga, non ricorda quanto successo.
Ce ne andiamo, nel corridoio altre persone aspettano di essere ricevute.
E' stato sicuramente interessante ma siamo un po' perplessi...
Dalai Lama!
Ci siamo mischiati alla folla che aspettava di vederlo passare nel suo percorso dall'aeroporto alla residenza in Choglamsar, il villaggio di rifugiati tibetani.
Folla composta, silenziosa, in preghiera, vestita degli abiti migliori.
Dai piu' piccoli agli anziani tutti tenevano fra le mani una bianca khata (la tradizionale sciarpa bianca cerimoniale, simboleggiante purezza, compassione, buona volontà e buon auspicio). Qualcuno aveva anche fiori, rosari, mulini di preghiera, incensi.
Ogni folla ha una propria carica energetica... qui la sensazione era di pace e serenità.
Un'attesa in un clima piacevole e positivo.
E, all'improvviso, eccolo!
E' su una jeep di quelle comuni qui.
Incontriamo il suo sguardo.
Il suo viso, il suo sguardo, il suo sorriso si imprimono in noi, un ricordo più pregnante ed indimenticabile di qualsiasi fotografia.
Siamo commossi.
La folla, sempre compostamente, si disperde.
Noi con essa, grati del momento che ci è stato donato.
domenica 9 agosto 2009
Sull'altopiano 3.... si scende!
Strada instabile, in perenne rifacimento per le numerose frane.
Polvere, buche, passaggi al limite del precipizio.
A volte si sosta, aspettando che ruspe e, soprattutto, persone, spostino terra e pietre.
Già, le persone.
Sembra di essere in un girone infernale.. persone che arrivano dalle parti più povere dell’India per stare quassù, vestite in modo inadeguato per il clima, a spostare, spaccare pietre, a puntellare queste enormi montagne che si sgretolano.
Tanta, tanta fatica... immagino per poco, poco denaro.
E poi incontriamo anche chi la fatica la sta cercando... diversi ciclisti occidentali, carichi di borse mischiano nei loro polmoni il poco ossigeno e il tanto gas di scarico dei coloratissimi camion indiani.
La loro appare come fatica immane, non c’è energia per alzare lo sguardo, per accennare un saluto.
Il picconatore indiano, almeno, si dà la possibilità di lanciarci un saluto, un sorriso, uno sventolio di mano.
Mi chiedo perché lo faccia... con la jeep stiamo passando sul suo lavoro appena compiuto, lo inondiamo di polvere e gas.
Osservo che c’è sincerità nel suo gesto, nessuna aspettativa di altra ricompensa che il ricambio del saluto.
Lo faccio.
Il sorriso si allarga.
Forse il sorriso che si allarga mi dice “Sono qui, ho un posto nel mondo. Esisto e sto facendo qualcosa d’importante”.
Hai ragione, stai facendo qualcosa d’importante.
Senza di te, senza il piccone che tieni fra le mani questo passaggio fra le nuvole non esisterebbe.
Forse il sorriso si allarga e basta.
O forse il sorriso non si allarga, è solo la mia immaginazione che galoppa in quest’aria sottile.
Sull'altopiano 2.... Tso Khar...
Di nuovo un passo, di poco inferiore ai 5000 metri... di soli sette metri, dicono i nostri “misuratori”.
Tutti insieme appendiamo la nostra “cordata” di bandierine di preghiera, giriamo intorno allo stupa (in senso orario!!!) e con Lamaji costruiamo la nostra pila di pietre, rappresenta un mandala.
Ridiamo, mentre posizioniamo una pietra sull’altra, ricercando equilibri sempre piu’ azzardati.
Poi si scende, anche se di poco, siamo sui 4600 metri.
Il campo tendato che ci accoglie allo Tso Khar è isolato, un nulla nella vastità di questi spazi.
Come al solito i ragazzi indiani che gestiscono la cucina sono dei veri maghi. Dai loro fornelli da campo arriva un piatto via l’altro, tutti deliziosi... li gustiamo a lume di candela.
Sono le otto e un quarto quando usciamo.
Fa freddo, aspettiamo il sorgere della luna dietro il profilo delle montagne.
Prima è solo chiarore, poi, rapidissima, sale e sale... il suo tondo è quasi perfetto... solo un accenno di fase calante.
Spontaneo l’applauso allo spettacolo, a questo miracolo di bellezza.
E’ così luminosa la luna, qui. Si fatica a fissarla a lungo.... cerchiamo nel suo disco l’immagine della lepre.
Si va a letto, le tende sbattono per il gran vento.
Mi addormento con l’immagine delle nostre bandierine, che sventolano colorate in mezzo a mille altre.... lassù, sugli alti valichi.
sabato 8 agosto 2009
Sull'altopiano 1 .... Tso Moriri...
Gioco di luci allo scorrere delle nubi, vento teso.
A Tso Moriri (tso significa lago) la fortuna di assistere, nel monastero del villaggio, ad una cerimonia dedicate ai nomadi, scesi dagli accampamenti delle valli vicine.
Visi di cuoio, monili colorati, capelli lunghi.. ricordano i nativi americani.
Vita dura, la loro. Le nere tende di pelo di yak non sembrano così confortevoli per affrontare i rigidissimi inverni.
Durante la cerimonia l’atmosfera è rilassata. C’è chi arriva e si prostra, chi si prostra e se ne va. I bambini lanciano strilletti, gattonano, vengono vezzeggiati e allattati.
I più anziani fanno roteare con una mano il mulino di preghiera, con l’altra sgranano il rosario recitando i mantra.
Già… i mantra, flusso sonoro, voci che vanno all’unisono, si intrecciano, si alzano, si abbassano… ritmo di tamburo, a volte martellante, altre lento, noncurante… intervengono i piatti, cimbali, trombe.
Passa qualcuno ad offrire the al burro e biscotti.
C’è anche la possibilità di due chiacchere con i vicini.
Come il simpatico signore tibetano che mi siede a fianco.
Chiede da dove vengo, mi insegna qualche parola nella sua lingua.
E’ arrivato in Ladakh a due anni, portato dai genitori in fuga dalla repressione cinese.
E’ un rifugiato.
Significa rinnovare ogni sei mesi il permesso per rimanere in India.
Significa avere nel cuore la speranza del ritorno.
giovedì 6 agosto 2009
Lamayuru.. Alchi... e molto altro!
Volti radiosi e sguardi brillanti quelli accolti ieri a Leh... lascio loro la parola...
domenica 2 agosto 2009
studio e famiglia...
Tanti i ricordi che porteremo con noi... l'incontro, presso il monastero locale, con uno studioso di buddhismo a cui avevamo la possibilità di porre ogni tipo di domanda... l'ospitalità attenta e sorridente di una famiglia ladakha nella loro splendida casa tradizionale... e che dire dei loro bambini, allegri e curiosi? Non potro' mai dimenticare il loro calore, gli insegnamenti vicendevoli di lingua ladakha e italiana, la lezione di yoga improvvisata con loro, "condita" da tante risate...
venerdì 31 luglio 2009
dak thok cham
Cham indica l'insieme delle danze rituali sacre che vengono eseguite dai monaci per ricordare un particolare evento religioso... in questo caso l'anniversario della nascita di Padmasambhava, il grande maestro indiano che ha diffuso il buddhismo in Ladakh e in Tibet.
Le danze sono molto scenografiche: al suono delle enormi trombe tibetane, tamburi, piatti e con il sottofondo di mantra, i monaci impersonano il guru nelle sue diverse manifestazioni indossando enormi maschere, alcune veramente terrificanti, e coloratissimi costumi.
Uno spettacolo nello spettacolo è quello del variegato pubblico.. turisti forniti di macchine fotografiche, videocamere... anziani ladakhi che sgranano mormorando i rosari o girano i mulini di preghiera, famiglie che chiaccherano e fanno uno spuntino, bambini che giocano..
grazie!
martedì 28 luglio 2009
In partenza
Speriamo di essere fortunati e trovare bel tempo sorvolando l'Himalaya... uno spettacolo incredibile.
Leh è il capoluogo del Ladakh, si trova nella valle dove scorre il fiume Indo, a 3500 metri circa sul livello del mare.
Il primo giorno sarà dedicato al riposo, indispensabile per acclimatarsi.
sabato 18 luglio 2009
Ladakh - Il piccolo Tibet
Pochi giorni alla partenza per il Ladakh!
Ah l'erbe e il vento!
E qui tra questi sassi
L'ombra d'un sogno.
- Basho -