lunedì 10 settembre 2012

Vedere ed essere...

Mi piace questa citazione!

"Non vediamo le cose come sono,
le vediamo come siamo."
Anais Nin

mercoledì 29 agosto 2012

Viaggio in Ladakh 2012

Mentre sto scrivendo queste note sul viaggio appena concluso suona il telefono. Mi si avvisa che, in questo momento, su radio 3 è in onda una trasmissione che parla appunto di Ladakh! Lo stupore per questa coincidenza aumenta ulteriormente quando sento che la voce narrante è quella di Giuseppe Cederna, sta parlando del viaggio del 2009 di cui, casualmente, ne abbiamo condiviso una parte. Entrambi, come moltissime altre persone, stavamo andando in Zanskar in occasione della visita lassù del Dalai Lama. A volte vedevo Giuseppe scrivere qualcosa su un quaderno piccolo piccolo, dalla copertina nera se ben ricordo. Ora sento che quelle brevi note si sono trasformate in un racconto vivo, in cui le parole si fanno immagini, ed emozioni.
Mi colpiscono soprattutto quelle che pronuncia come conclusione: “Noi pensiamo di fare un viaggio ma è sempre il viaggio a farci, e a disfarci”.
 
Mi ritrovo, in queste parole. In fondo siamo in ogni momento “fatti e disfatti” da quanto ci accade, da chi incontriamo, da come respiriamo. Però, il viaggio, funziona a mo’ di acceleratore di particelle. E’ tutto più evidente, più veloce, come quando si guardano le riprese accelerate dei fiori che sbocciano.
Ed ogni viaggio, anche nello stesso luogo, è una storia a parte.
Ecco, forse potrei rispondere così alla domanda di amici e parenti che mi chiedono: “ma come, torni ancora in Ladakh?” J 

 
Anche quest’anno è stato un viaggio ricco di incontri ed esperienze. Non essendo brava quanto Giuseppe con le parole, mi aiuterò, nel descriverlo, con qualche immagine.
I primi giorni del nostro soggiorno ci ha accompagnati Lamaji (lo scorso inverno è anche venuto a trovarci in Italia… qualcuno ha avuto la possibilità di incontrarlo per una serata di meditazione al Centro Maitri)… una bella fortuna per noi che, proprio in quei giorni, cadessero delle vacanze scolastiche (in Ladakh, a causa del freddo intenso, le vacanze scolastiche più lunghe si fanno in inverno) e lui fosse libero dal suo lavoro di insegnante a Lamayuru.
 
 
E’ un grande dono poter essere accompagnati nella visita ai monasteri ed ai luoghi sacri da una persona competente, che aiuta a comprendere il significato di una religione e di una cultura per noi così diverse e complesse.  
Abbiamo visitato posti un po’ fuori dai percorsi più noti, abbiamo meditato con lui in luoghi molto particolari, come la grotta dove ha vissuto Naropa, un maestro indiano che ha contribuito a diffondere il buddhismo in Tibet; qui ho sentito la stessa atmosfera che mi capita di percepire dove era solito meditare San Francesco.
 
 
Con Lamaji comunque non si sono fatte solo visite culturali… ma anche tante risate, passeggiate fra i monti in cui ci spiegava i nomi e le proprietà delle erbe che incontravamo; e abbiamo avuto modo di parlare con le persone, di essere accolti come ospiti nelle loro case… per qualcuno è stata anche l’occasione di assaggiare per la prima volta il the salato e la tzampa. Bevande e cibi a cui non siamo abituati,  ma da non perdere per entrare nello spirito del luogo! ;) 

 

  
Il the salato è fatto con acqua, the, sale e burro di Dimo (la femmina dello Yak) o, più spesso di Dzomo (la femmina dello Dzo, un incrocio fra Dimo e Toro); la tzampa è una farina finissima di orzo tostato mescolata (con la sola mano destra!) con burro e the salato.  
 
Nella seconda parte della vacanza abbiamo passeggiato per una settimana nella Markha Valley, una valle parallela a quella dell’Indo dove sorge Leh, il capoluogo del Ladakh. E’ una valle che si può percorrere solo con le proprie gambe e l’aiuto, per i bagagli, di cavalli e asinelli.

 
 
Niente cellulari che squillano e niente elettricità… la notte è comunque luminosissima, sembra di poterle toccare, le stelle. Certo, si va a letto abbastanza presto, ma non per questo ci siamo annoiati… senz’altro a rendere vivaci le nostre partite a carte e le ore di cammino hanno contribuito Norphel e Lobzang, i ragazzi che ci facevano da guide e cuochi (e che cuochi! Alla fine del trekking abbiamo rischiato di rotolare giù dai sentieri tanto ci avevano messo all’ingrasso ;).
 
 
Il percorso è stato interessante sia perché si attraversavano villaggi abitati, e dunque si vedeva da vicino la vita tradizionale del Ladakh, sia perché si ammiravano paesaggi mozzafiato… montagne brulle ma dalle mille sfumature, catene montuose che parevano infinite…
 
 

 
 


Sarebbero ancora tante le cose da raccontare, gli incontri con persone nuove ma anche con quelle con cui, negli anni, è nata un’amicizia che è stato bello rinsaldare….
 
Per chi volesse ascoltare la trasmissione radiofonica:
La puntata è “Il viaggiatore incantato” del 12/06/2010. Cercando su internet ho infatto scoperto che quella che avevo ascoltato era una replica.
Nel caso non riusciate a sentirla, magari è necessario scaricare un programma tipo: http://it.real.com/

martedì 12 giugno 2012

Un lungo ritorno...

E' il secondo giorno che i voli da Jomsom a Pokhara vengono cancellati... probabilmente dopo l'incidente aereo del 14 maggio le precauzioni sono aumentate.
Non è una tratta facile, questa. Si vola fra altissime montagne, turbolenze, la pista di Jomsom è una breve striscia di asfalto da approcciare con una virata pericolosamente vicina ad una parete di roccia.
Si può volare solo la mattina presto, poi si alza un vento fortissimo che rende impossibile farlo.
Decidiamo allora di andare via terra fino a Kathmandu, in un'unica tratta perchè la maggior parte delle persone del gruppo ha il volo internazionale l'indomani mattina.
Ci metteremo sedici ore, cambiando più volte mezzo. Le strade non sono meno pericolose dell'aereo...
Ecco qualche immagine del primo tratto... poi la stanchezza e il buio mi hanno impedito di farne altre.
Rimarrà il ricordo di un viaggio "intenso" ;).
http://www.youtube.com/watch?v=bsLSNnGRxS8

sabato 9 giugno 2012

Dalai Lama in Zanskar

Il Dalai Lama sarà a Milano a fine giugno! Per l'occasione ho montato in un breve video alcune immagini che ho avuto la fortuna di scattare in Zanskar.
http://www.youtube.com/watch?v=WdDcoEFCsf0  

venerdì 1 giugno 2012

Passi nel vento

L'ultimo dei tanti passi attraversati durante il trekking nel Mustang... come sempre il vento è fortissimo.
E' il Gyu La, a 4077 tra Chhusang e Muktinath. Il panorama è splendido... una balconata su Annapurna, Dhaulagiri e Tutkuche.
http://www.youtube.com/watch?v=lYR_pfQ5OQ8&feature=autoplay&list=ULlYR_pfQ5OQ8&playnext=1 

venerdì 25 maggio 2012

Festa!



Ecco l'ennesima sorpresa del nostro bravissimo cuoco Pemba! Una torta (cucinata senza forno), con le date del nostro trekking scritte con la glassa. Ieri sera è stata l'ultima sera insieme allo staff che, per dieci giorni, si è preso cura di noi... anzi, direi che ci ha decisamente viziati :)
Per la prima volta abbiamo cenato tutti insieme, con un po’ di imbarazzo da parte loro... imbarazzo che si è poi sciolto nella seconda parte della serata, quando è stata improvvisata una discoteca nella hall della semplice guesthouse che ci ospita. Lampadine colorate, dance music nepalese e la scoperta che il cuoco non è solo bravo in cucina ma anche un provetto ballerino! Una gioia semplice e contagiosa, la loro. 

Grazie al loro duro lavoro il trekking non solo è stato possibile, ma anche confortevole rispetto alle difficili condizioni ambientali di questi luoghi. Ogni giorno trasportavano i nostri bagagli sui cavalli, tutto l’occorrente per la cucina sulle spalle, montavano e smontavano le tende, procuravano l’acqua alle fontane, ci preparavano dei pasti deliziosi che ogni volta ci sorprendevano. Ecco, per tutti questi giorni, sono stata io quella imbarazzata di essere trattata in modo così privilegiato mentre si attraversavano villaggi dove nessuno ha l’acqua in casa, la possibilità di curarsi, e così tanto cibo a disposizione.
Parlando con loro, anche con chi non sa l’inglese grazie a chi lo sa e mi fa da traduttore, scopro la triste realtà dell’alto tasso di disoccupazione del Nepal... qualcuno di loro, fino alla prossima volta che verrà chiamato per un trekking, è saltuariamente muratore, la maggior parte dovrà cercare di vivere con il poco guadagnato in questo periodo. E’ veramente un peccato, perché, avendoli conosciuti un poco in questi giorni, ho scoperto dei ragazzi molto gentili e volenterosi.  



Con un indice di disoccupazione al 46%  e un reddito medio pro-capite di 1.300 dollari Usa all'anno, il Nepal è  uno degli Stati più poveri del mondo. Secondo dati della Banca mondiale, circa il 55% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.A causa dell'instabilità politica e dell'alto tasso di corruzione, tale situazione peggiora di anno in anno. Per molte persone l'unica scelta è quella della migrazione e a tutt'oggi sono oltre 7 milioni i nepalesi che lavorano all'estero. Il bilancio statale dipende per circa il 40% dalle rimesse dei migranti. Tuttavia, chi non riesce a trovare lavoro in patria ne all'estero, sceglie sempre di più la drammatica strada del suicidio. I casi registrati dalle autorità sono circa 4mila all'anno, con una media di 11 morti al giorno. Il fenomeno è in costante crescita e colpisce i giovani fra i 14 e i 30 anni, soprattutto le ragazze madri.
Da www.asianews.it 21/03/2012

lunedì 14 maggio 2012

Mustang, in partenza

Ciao, solo qualche breve nota oggi... fra poco ci metteremo in cammino per il trekking.
Sono arrivata ieri a Jomsom in aereo.. un volo bellissimo e un po' impressionante!
Il piccolo, vecchio aereo da venti posti passa fra i giganti dell'Annapurna, sbattuto dalle correnti, rasente ai crinali delle montagne "più basse". Gli spifferi freddi mi ricordano che siamo comunque abbastanza in alto!
La hostess, passata prima del decollo, ha offerto caramelle e cotone per le orecchie. L'aereo è pieno di pellegrini indiani diretti a Muktinath, un luogo sacro per buddhisti ed induisti poco lontano da Jomsom. Mi passano le loro macchine fotografiche e telefonini per fargli una foto delle montagne dal finestrino.
Vi sto scrivendo dalla semplice guesthouse con vista cinque stelle! :) Nella foto quello che vedo da dove sono seduta a battere i tasti... il monte Nilgiri.




sabato 12 maggio 2012

Terzo giorno


 Oggi terza giornata di sciopero. Mi stupisce non trovare informazioni sulla stampa estera. Trovo solo un breve articolo su un giornale pakistano, il Daily News. Niente sul Times of India, niente sulla Bbc. Nell’articolo si dice che la causa dello sciopero riguarda uno degli scogli maggiori della redazione della nuova costituzione: la decisione se creare o meno uno stato federale su base etnica.
Il Nepal è costituito da un mosaico di popoli che convivono ma non si integrano. Popoli indo-ariani provenienti dall’India e mongolici dall’Himalaya e dalla Birmania. Si parlano tante lingue e dialetti diversi.
Il nepali dovrebbe essere la lingua franca ma, visto che il tasso di alfabetizzazione è del 49% (del 35% per le donne), non sempre è così. Chiedo a Mr. Bi, un signore di etnia Newari, come sia possibile recarsi, per esempio, in un ufficio pubblico se non si parla nepali. “Occorre” – mi dice – “andare con qualcuno del villaggio che lo parli e che funga da interprete”.
Non potendo prendere un taxi per andare a Sarangkot, un punto di osservazione panoramico della catena Himalayana, mi avvio a piedi verso la parte vecchia di Pokhara. Ho così modo di camminare in strade senza auto, moto, camion, bus, e cioè senza il puzzo di gas di scarico, lo strombettio di ogni genere di clakson, il pericolo costante di essere investita!
Gli unici mezzi circolanti, per fortuna, sono le autobotti che portano acqua potabile alle lunghe file di donne in attesa con i loro contenitori da riempire.
Le serrande sono tutte abbassate, le strade campi da gioco per i bambini, che sono a casa da scuola. C’è chi viene aiutato ad imparare ad andare in bicicletta senza rotelle, chi gioca a pallone, chi a badminton...
Alla vecchia Pokhara non ci arriverò... mi imbatto in una manifestazione, contornata da una massiccia presenza di poliziotti con bastoni e fucili... oh oh, forse meglio cambiare strada!
Nel pomeriggio  lo sciopero è stato sospeso dai gruppi etnici che lo avevano proclamato in vista di alcuni festival.

venerdì 11 maggio 2012

Le loro altezze...

... si sono disvelate!
Non speravo, dato il tempaccio di questi giorni e la stagione non appropriata, di poter assistere al magnifico spettacolo di questa mattina :)
Quando ho visto che il tempo si apriva sono salita allo Shanti Stupa, la Pagoda della Pace. Si raggiunge a piedi, dopo aver attraversato in barca a remi il lago Feva.

Da lì il panorama sul massiccio dell'Annapurna (la cui vetta più alta è 8091) e il Machhapuchhare (6697 metri, in nepalese "Coda di Pesce", considerato sacro è vietato scalarlo).







giovedì 10 maggio 2012

Bandh, sciopero



Le “voci” dicono che oggi e domani ci sarà sciopero... i mezzi di informazione non riportano queste notizie. Sciopero significa che nessun mezzo di trasporto può circolare, nessun negozio aprire... pena distruzioni e malmenamenti, o peggio.
“Oggi tutti devono fare trekking per forza” esordisce l’autista che mi porterà, molto presto la mattina per cercare di diminuire il rischio, all’aeroporto. Partiamo, sui vetri del taxi ha appiccicato ben in evidenza cartelli con scritto “TOURIST ONLY”; in genere questo serve da lasciapassare. Percorriamo la dozzina di chilometri che separano Bhaktapur dall’aeroporto di Kathmandu su strade stranamente prive di traffico; agli incroci più importanti agenti di polizia in assetto antisommossa. La loro presenza permetterà all’autista di tentare il viaggio di ritorno. Sembra che lo sciopero sia dovuto a tensioni fra i partiti (e le diverse fazioni all’interno dei partiti) ancora in disaccordo sulla stesura della nuova costituzione. Il termine dei lavori, non più procrastinabile, è il 27 maggio.
Dopo un volo di 25 minuti, ritardato per le cattive condizioni meteo, arrivo a Pokhara, la cittadina sul lago Fewa Tal famosa, nella stagione adatta, per gli splendidi panorami sulle vette himalayane. Anche qui lo sciopero è totale, sarà la polizia a darmi un passaggio per raggiungere l’albergo.
Per fortuna sembra esserci anche un lato positivo:  un inusuale silenzio per le strade, i bambini che ne approfittano per scorrazzare in bicicletta senza pericoli, i ragazzi che giocano a pallone, gli adulti che passeggiano in mezzo alla carreggiata.

Nel 1996 uno dei partiti comunisti del paese, quello “maoista”,  esasperato dalla corruzione e dall’incapacità del governo, diede inizio ad una “guerra del popolo”. Una guerra civile proseguita fino al 2006 quando il re fu costretto a ripristinare la democrazia parlamentare che, il mese successivo, votò per relegarlo a mera figura di rappresentanza.  Nel 2008 il partito maoista ha avuto la maggioranza e il nuovo parlamento ha abolito definitivamente la monarchia. Purtroppo sembra che le promesse di riforme e miglioramento delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione siano disattese e che anche i rappresentanti di questo governo mettano in primo piano i propri interessi. Gli ex-combattenti e la base del partito maoista sono sempre più sfiduciati.

sabato 5 maggio 2012

Buddha Jayanti

Arrivata!

Arrivo in Nepal ormai al tramonto, dopo un lungo giorno di viaggio. Affacciandomi dalla finestra della camera la sorpresa della luna piena, il chiaccherio delle donne che stanno terminando il lavoro nei campi, il concerto degli uccelli..

Di nuovo verso est...

sabato 18 giugno 2011

Un tubetto strizzato e altre tracce


Un tubetto di colore strizzato, incavato soprattutto nel centro, dove la pressione è stata più forte, ripetuta; il metallo un po’ ossidato, l’etichetta che ne dovrebbe indicare la tinta ricoperta da colori incrostati, che conservano tracce di impronte digitali.
Intorno, sul bancone, pennelli sporchi, piatti e ciotole sbreccate, un toro d’argilla che mi ricorda qualcosa... forse una delle ceramiche di Picasso? Su un mobiletto vicino un mappamondo, così simile a quello fortemente richiesto e pazientemente atteso fino a Natale, da bambina. Uno di quelli che si illuminavano con la lampadina, dall’interno. E mi faceva sognare paesaggi, e genti, e avventure dietro ognuna di quelle forme irregolari e colorate, con i nomi  scritto in nero e una stellina ad indicarne le capitali, che mandavo a memoria.
Nell’ampia stanza, dal soffitto alto e illuminata  da grandi vetrate, sono assembrati tavoli e mobiletti, sui quali sono appoggiati colori, pennelli, contenitori, stoviglie, e un’infinità di altri oggetti ancora. Numerosi cavalletti sostengono delle tele dipinte. Il pavimento di cotto poroso mostra tracce di colori rovesciati da tempo. Sulla ringhiera del soppalco due tute da lavoro da uomo, di quelle di spessa tela blu.  Un disordine “ordinato”, “predisposto”:  tutti i quadri sono a favore dello sguardo del visitatore che può solo osservare dall’ingresso... una corda tesa e gli occhi della custode che sento sulle mia nuca mi trattengono  dall’addentrarmi nell’atelier, dal mettermi a toccare ora questo, ora quello, per rendere un po’ di vita ad oggetti che non sembrano più possederne, sospesi nel tempo come in attesa di ritrovare una mano che li sfiori, li prenda, li usi.
Mi viene in mente una nave, alla scia che lascia dietro di sé... l’immagine mi mette un po’ di tristezza; penso alla scia di oggetti che lasciamo nel mondo dopo che ne siamo salpati, a come un tubetto strizzato possa sopravvivere ancora a lungo all’artista che, magari distrattamente, lo ha usato.
Lascio l’atelier moderno e salgo lungo il sentiero che porta ad una casa antica, poco più in alto. Si sta bene qui. L’ombra è fresca, la brezza muove i profumi mediterranei sotto gli alti pini marittimi, si vede il mare poco lontano e una distesa di case, che forse erano meno numerose quando Joan e Pilar vivevano qui. C’è un senso di pace.
Anche le stanze dagli spessi muri sono fresche e ombrose. Spoglie. Sui muri imbiancati a calce disegni in nero, figure in cui si indovinano quelle dei quadri appesi al Museo. Pavimenti schizzati di colore. Appese con le puntine  sulle porte di legno, delle cartoline. Alcune di vedute, delle Baleari, delle Canarie. Altre di immagini che forse erano fonte d’ispirazione per l’artista... una scultura che sembra africana o dell’Oceania o.. chissà! ... un affresco che mi ricorda quelli delle chiese rupestri della Cappadocia. Piccoli dettagli di quotidianità, piccoli pezzi di vita.

Sono questi dettagli, queste tracce, le impressioni  più incisive che mi rimangono della visita alla Fondacion Pilar e Joan Mirò a Palma de Mallorca.  Un senso di “presenza” che non riesco invece a percepire nei quadri appesi nel museo, nelle sculture esposte in giardino. 

Mi dico che bisognerebbe andare a visitare gli artisti “viventi”,  mentre sono all’opera, e possono parlarci di quello che creano, godere della passione che li spinge a farlo, farsi contagiare; portarci il più spesso possibile i bambini... che esperienza dell’arte diversa ne emergerebbe! Il processo creativo che si fa materia, immagine, suono, parola, e che può essere condiviso con le persone che ne sono artefici, non solo con gli oggetti che restano di loro. E scoprirsi artisti... :)))

venerdì 11 marzo 2011

Definizioni di patria

Genet: "La mia patria sono due o tre conoscenti".
Camus: "Sì, una patria ce l'ho: la lingua francese".
Il tuareg: "La mia patria è dove piove".

Lapidarium, Ryszard Kapuściński
 

lunedì 21 febbraio 2011

Perforazione dei muri d'idee...

"I viaggi li vedrei di due tipi fondamentali. Uno, quelli all’esterno dei grandi muri d’idee. Due, quelli con perforazione o salto dei muri d’idee.. i viaggi del secondo tipo portano sempre ad esperienze mentali e spirituali stimolanti, piene di suggestione (almeno per chi le vuole intendere). In un viaggio del secondo tipo potrà capitare che tu resti sotto lo stesso cielo e nello stesso clima di casa (come avviene a chi passa da Salonicco ad Istanbul, o da Lahore ad Agra), può darsi che la gente non cambi notevolmente d’aspetto fisico (come scopre chi naviga, per esempio, da Trapani a Tunisi), può darsi che i sistemi di governo siano simili, può anche avvenire di parlare la medesima lingua (come nota chi vola da Mosca a Samarcanda, o chi segue una carovana da Skardu a Leh), eppure ben presto noterai qualcosa nell’aria che ti farà concludere d’aver varcato uno di quei confini tra gli uomini oltre il quale cessano le variazioni quantitative e s’instaura un salto qualitativo. Prova allora ad esaminare più fondo le abitudini nella vita d’ogni giorno, le istituzioni tradizionali del diritto pubblico e privato, le relazioni delle persone tra di loro, i fenomeni sociologici che riguardano la famiglia ed il lavoro, i nomi delle persone, le manifestazioni dell’arte, quelle della religione. Ti troverai a salire pian piano verso una serie di concezioni nuove e diverse riguardo a tutto ciò ch’è importante nella vita umana; dal diritto all’amore, dalla cosmologia alla psicologia, dalla storia alle arti, dalla cucina alla musica, dal gioco alla guerra. In altre parole, nelle menti e negli animi intorno a te vive un nuovo modo di considerare l’universo."


Paropàmiso – Fosco Maraini

martedì 7 settembre 2010

Di ritorno...

... da un viaggio che è ancora difficile esprimere in parole...
Un viaggio per cui tante persone, sentendo le notizie delle tensioni in Kashmir e dell'alluvione in Ladakh, sono state in pena per me... a loro le mie scuse e il mio ringraziamento.
E una poesia, di Erri de Luca, che amo molto...

Considero valore...
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord, qual e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

giovedì 24 giugno 2010

Itaca

Grazie a Giuseppe Cederna... che mi ha fatto conoscere questa bellissima poesia sul senso del viaggio, anzi del "Viaggio", quello con la V maiuscola.

Itaca, di Kostantinos Kavafis.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
 
When you set out on your journey to Ithaca,
pray that the road is long,
full of adventure, full of knowledge.
The Lestrygonians and the Cyclops,
the angry Poseidon -- do not fear them:
You will never find such as these on your path,
if your thoughts remain lofty, if a fine
emotion touches your spirit and your body.
The Lestrygonians and the Cyclops,
the fierce Poseidon you will never encounter,
if you do not carry them within your soul,
if your soul does not set them up before you.

Pray that the road is long.
That the summer mornings are many, when,
with such pleasure, with such joy
you will enter ports seen for the first time;
stop at Phoenician markets,
and purchase fine merchandise,
mother-of-pearl and coral, amber and ebony,
and sensual perfumes of all kinds,
as many sensual perfumes as you can;
visit many Egyptian cities,
to learn and learn from scholars.

Always keep Ithaca in your mind.
To arrive there is your ultimate goal.
But do not hurry the voyage at all.
It is better to let it last for many years;
and to anchor at the island when you are old,
rich with all you have gained on the way,
not expecting that Ithaca will offer you riches.
Ithaca has given you the beautiful voyage.
Without her you would have never set out on the road.
She has nothing more to give you.

And if you find her poor, Ithaca has not deceived you.
Wise as you have become, with so much experience,
you must already have understood what Ithaca means.